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...e ringraziate che ci sono io che sono una moltitudine
4 giugno 2007
Orsa
Se non ho scritto per molto tempo (né è detto che torni a farlo ancora) è perché il 10 maggio è morta mia madre, che ho sempre chiamato orsa. C’era questa usanza tra noi, io ero orsetta. Un’orsetta cresciuta, decisamente.

Un medico vi spiegherebbe che il suo tipo di tumore è il secondo più diffuso in Italia, che ben pochi sopravvivono oltre i cinque anni e mia mamma ha rispettato tutto questo. Lo aveva scoperto proprio cinque anni fa.

Eppure, per tutto questo tempo, ha lottato con una forza incredibile. Ora, qualcuno penserà che siano le solite frasi fatte. Ma non lo sono. Se si fosse disperata lo ammetterei tranquillamente, non ci sarebbe nulla di cui vergognarsi. Invece no, ha stretto i denti. Fino a due mesi fa.
Ed è curioso, perché lei faceva di tutto per non coinvolgerci. La maggior parte delle volte andava in ospedale per la chemio da sola, solo quando insistevo fin quasi a litigare permetteva di andare con lei.

E conserverò per sempre il ricordo di quelle stanze orride.

Potrei parlare ore di medici e sintomi e operazioni, ma non mi va. Due mesi fa, mentre ero a Firenze, le telefonavo e la sentivo distratta, un po’ assente.
Una settimana dopo, in un corridoio, mentre lei stava facendo ulteriori esami, la sua dottoressa mi ha mostrato il referto di una risonanza magnetica. Io non auguro nemmeno al mio peggior nemico di sentire qualcuno che dice che vostra madre ha tre mesi di vita. Al di là del fatto che scandire tempi in modo così netto non è, secondo me, molto professionale né umano. Ho odiato la dottoressa, che pure ci è sempre stata molto vicina, mi sono chiesta come riesca a fare l’oncologa, sapendo che la maggior parte dei pazienti non ce la farà. A posteriori so che senza quella necessaria distanza, qualsiasi medico impazzirebbe, se fosse troppo coinvolto. Ma allora l’ho odiata, puro odio fisico, mentre ci diceva che avremmo anche potuto farla ricoverare, se fosse stato necessario. Terapia del dolore, reparti ovattati, con luci tenui e azzurre, dove ci viene iniettato il sonno per non soffrire, gli ultimi giorni. Si muore anche così, tra luci azzurre, lontano da casa. Questa è l’unica consolazione: lei è morta a casa, circondata dai suoi figli, ed è incredibile, perché è morta proprio quando è arrivata l’infermiera che l’avrebbe attaccata a una pompa per darle dolce sollievo. Fino all’ultimo mi aveva detto che non l’avrebbe sopportato e c’è riuscita ad evitarlo, li ha fregati tutti.

Mi sono macerata per giorni sul da farsi. Nei film di serie B e nelle soap al malato viene detto tutto e compie cose straordinarie finchè non muore sorridendo nel suo letto. Oppure assume un atteggiamento alla Terzani, ma sono piuttosto scettica in merito. L’attaccamento alla vita è qualcosa di troppo grande per lasciare che si deteriori così.

Nella realtà, chi muore di tumore soffre e non ha la possibilità, negli ultimi giorni, di fare ciò che avrebbe voluto. Mia madre non ha mai visto Praga, ogni volta che il viaggio veniva programmato doveva curarsi o succedeva un imprevisto. E non la vedrà mai.
Ho passato aprile e maggio, fino al 10, in casa, con lei, cercando di mostrarmi persino allegra. E questa schizofrenia mi ha portato all’esaurimento nervoso, in un certo senso. Ma non voglio nemmeno descrivere quelle ore, perché per me è uno strazio e non posso vendere tutto qui, su una pagina luminosa di un pc.

E’ che ho domande senza risposte, attraverso quelle che uno psicologo descriverebbe come le fasi del lutto, che prima comincia in un modo e prosegue in un altro.
Non descriverò nemmeno i sentimenti provati durante un funerale, anche perché non mi ricordo molto di una cerimonia in cui un prete ha quasi detto che mia madre è molto più felice di noi ora, evidentemente non sapendo nulla di mia madre altrimenti non avrebbe detto una frase del genere. Del resto, mia madre era cattolica ma non ottusa.

Quello che mi lascia senza fiato è quel passaggio immediato dalla vita alla morte, quando non ritieni possibile che una persona tanto cara non possa più parlare e sorriderti. Ogni giorno penso alle cose che non vedrà e mi sembra impossibile. Mi sembra impossibile che tutta una vita venga racchiusa in quella cassetta di legno, dove sono custodite le sue ceneri.

In questo mese ho scelto di parlare con ben poche persone, mi manca la forza. Ma lui, il mio migliore amico, era con me al funerale e dio solo sa quanto gliene sarò riconoscente per il resto della mia esistenza. E’ stato grandioso poterlo abbracciare, non potrà mai fare niente di più bello per me.

Ora mi manca terribilmente, più si va avanti e più mi manca. Me l’avevano detto, è tutto più facile durante il funerale, soprattutto per chi come me non crede in un’altra vita. Ho passato ore intere accanto alla sua bara, quando l’hanno chiusa ho capito che non l’avrei più vista e questo dà le vertigini, come quando si immagina la grandezza dell’universo. Mai più. Restano i ricordi e una strada da percorrere con la consapevolezza del vuoto.
Non realizzo ancora del tutto, a volte ho strani sprazzi di buonumore, seguiti da depressione profonda. Vivo sensazioni diverse, senza reprimerle, ma sento anche che manca qualcosa perché il dolore esca del tutto. Non ce la faccio, è troppo presto.

Qualche giorno dopo il funerale mi ha telefonato una sua amica, si erano conosciute in ospedale. Lei è guarita del tutto, ha sconfitto il male, come si dice sempre. Mi ha detto che doveva fare un controllo di routine. Terminata la conversazione ho provato rabbia infinita, mi sono chiesta perché non fosse morta lei. Per un attimo ho sperato che l’esame rivelasse ricadute. L’ho pensato davvero e non sono pazza né malvagia. E non lo spero davvero, ovviamente.
Ho purtroppo compreso che non conta nulla aver forza. Non si soccombe perché più deboli, se così fosse mia madre sarebbe viva.

La domenica successiva alla sua morte ho visto in tv una tizia, di cui non dirò il nome, con voce da gallina e silicone a non finire. Si vantava di esser andata dal parrucchiere subito dopo aver fatto la chemio, per il suo piccolo tumore al seno. Mi è venuto da vomitare al pensiero che ci si affidi a testimonial del genere, la feccia della società. Se la gente visitasse reparti con malati veri, forse sarebbe più consapevole. Forse ci sarebbero più fondi per tanti istituti, non per il solito sponsorizzato dal solito professore.
Io non tornerò mai più in quell’istituto. Avevo pensato di far la volontaria, ma non ce la faccio, crollerei, è troppo, interi piani di dolore, di malati, di sofferenze.

Mi manca Orsa tra le stelle.



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25 aprile 2007
Hanno crocifisso Giovanni alla porta...
Primo 25 Aprile senza la mia cara prozia partigiana, Maria.

Quest'anno eviterò di leggere le consuete farneticazioni su riappacificazione e senza gli americani dove saremmo e crimini partigiani e bla bla...

Niente corteo, quest'anno, per puri impegni impellenti. Sono quasi felice di non esserci, ascoltare il sindaco di Milano, oggi, sarebbe troppo.




permalink | inviato da Vecuvia il 25/4/2007 alle 14:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa
16 ottobre 2006
Memoria



Quel giorno non successe solo al Ghetto, ma in tutta Roma. Il Ghetto è un simbolo, però.

 

E’ una delle zone di Roma dove amo camminare. Se si prende una traversa di Via del Portico d’Ottavia si arriva a uno spiazzo buio e stretto, dove c’è una bellissima casa medievale. Penso che mi piacerebbe viverci.

 

(Ad aprile camminavo per queste vie con l’agente del Mossad. Arriviamo ad una piazza con un meraviglioso palazzo.

 

“Ho abitato qui due anni fa”

“Cosa? Lo affittano?”

“Diciamo di sì…”

“Ho capito. Te l’hanno dato come premio per qualche missione segreta”

 

Ride)

 

E poi il teatro di Marcello è lì, imponente e immortale.

 

Ho trovato una foto del forno ebraico, anche se compare chiuso, dove fanno la torta alla ricotta più buona del mondo e che non smetterò mai di decantare.

Ogni volta che entro lì, annuso l’aria dolce e non mi sembra vero che una tragedia così grande abbia colpito un luogo così bello.







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11 settembre 2006
.......





Poco più di un anno fa il mio migliore amico era a New York.

Ha fotografato tutti i numerosi memoriali dell’11 settembre, che ha trovato molto più densi di emozione rispetto all’enorme voragine delle torri.

Monumenti spontanei agli scomparsi.

 

Tra gli altri, questo. Formato da piastrelle di ceramica e dedicato ai cani da soccorso che cercarono sopravvissuti tra le macerie, rappresentati sorridenti, in modo naif e commovente:

 

“A tutti i cani che hanno dato i loro nasi e cuori per lenire le ferite di una nazione.

Le parole non possono esprimere sufficiente gratitudine (forse ci riesce lo scodinzolare)”


Non aggiungo altro.




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2 agosto 2006
Bologna

2 agosto 1980

0re 10.25





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16 ottobre 2005
Cerimonie, memoria et alia

Sabato pesante, tra una cerimonia e i discorsi parentali. Come sempre, in queste occasioni sono tutti stupiti dalla mia trasformazione, da abiti a loro dire decenti, non i soliti vestiti da becchina che mi vedono addosso. Secondo me qualcuno di loro pensa che il nero rifletta malessere interiore, mi viene da ridere a pensarci.
La cerimonia è stata di una pesantezza abissale, l'incenso è assolutamente deleterio per i miei polmoni asmatici, aun certo punto ho anche pensato di addormentarmi. Mi sono divertita solo per la presenza delle mie nipoti, io adoro stare con loro io sono la zia prediletta, quella che non detta mai regole e gioca con loro. Hanno voluto immortalarmi in diverse foto, alcune con loro, impegnate in linguacce e gestacci.
E ho sorriso anche per una inaspettata telefonata, ascoltata al freddo, con una leggera nebbia.


Oggi primarie. E andrò a votare, per quanto non totalmente convinta. Ovviamente non per Prodi.

Il 16 ottobre, però, è l’anniversario di un tristissimo ricordo. La deportazione degli ebrei del ghetto di Roma. E io ricordo, anche per chi ha scarsa memoria. Ne avevo parlato l'anno scorso, qui. Ho camminato per le vie del ghetto ad agosto, nella mente i pensieri più tristi del mondo alternati alla gioia provocata da architetture piacevoli.

Infine, posto quella che ritengo la canzone più bella mai scritta sul suicidio…tranquilli, non lo faccio per strani desideri personali, ma semplicemente perché la sto ascoltando ora. “A tout le monde”, Megadeth. Perchè ogni tanto il metal offre dei gioielli, a saper ascoltare.

 

Don't remember where I was
I realized life was a game
The more seriously I took things
The harder the rules became
I had no idea what it'd cost
My life passed before my eyes
I found out how little I accomplished
All my plans denied

So as you read this know my friends
I'd love to stay with you all
Please smile when you think of me
My body's gone that's all

A tout le monde
A tous mes amis
Je vous aime
Je dois partir
These are the last words
I'll ever speak
And they'll set me free

If my heart was still alive
I know it would surely break
And my memories left with you
There's nothing more to say

Moving on is a simple thing
What it leaves behind is hard
You know the sleeping feel no more pain
And the living are scarred

A tout le monde
A tous mes amis
Je vous aime
Je dois partir
These are the last words
I'll ever speak
And they'll set me free




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30 giugno 2005
Coprirò il peso di queste distanze



Il perche' delle emozioni
perche nascono e poi muoiono
credi a me non lo sappiamo
e non lo sapremo mai.
Ma le cose in cui credevo io
son le stesse da una vita
cambia forse lo scenario,
cambia il gusto ma che fa?

("L'odore delle rose"-Diaframma)


Si parlava di un vecchio gruppo di un amico, si parlava di musica italiana…e loro sono un must, almeno per me.

Diaframma….curioso, hanno partecipato al rinascimento fiorentino della musica, hanno suonato con i Litfiba, i primi Litfiba, quando mi era capitato di incontrare Pelù al mercato di S. Lorenzo, a Firenze, quando sapevano suonare e lui aveva una bellissima voce. Secoli fa.
Però i Diaframma….la new wave…la cover di Ceremony, il brano dei Joy Division. Era un demo dell’82, mai edito, l’hanno recuperato su “8183”, splendido album, secondo me. Ecco perché li ho sempre amati, per le loro radici, anche quando da queste radici si sono allontanati (anche il Fiumani invecchia, sì…).

Non li conosceva nessuno, in origine. Musica per orecchie finissime. Non hanno mai sfondato, li si poteva trovare nei circoli arci, nei piccoli locali. Altri tempi, prima che il Fiumani diventasse i Diaframma…perché se oggi si pensa ai Diaframma è il suo viso serio, con quel ciuffo sugli occhi, che viene in mente. E la sua chitarra. Secoli fa c’era Nicola Vannini alla voce…e Miro Sassolini, poi.

Ho recuperato due versioni grezze di “ Siberia ”, la cupa Siberia…e “ Libra ”, che resta sempre una delle mie preferite.

Oggi è giornata di nostalgia.




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25 giugno 2005



 

“Volevo dire… se ci fosse qualcuno responsabile dell’andamento del mondo, Dio o qualcosa del genere, che al momento giusto dicesse ‘Questo è troppo: è assolutamente inaccettabile’, oppure ‘Per quanto riguarda lui va bene così, può bastare’, sarebbe molto bello. Ma qualcuno così non c’è.

Peccato, se ci fosse saprebbe porre fine a molte cose. Invece nessuno lo fa. Dobbiamo pensarci noi. Per quante cose terribili possiamo vedere, non ci resta che pensare che tutto può accadere.Stanotte, quante persone tristi credi che ci siano? Ci sono quelle a cui è morta una persona cara e quelle che stanno per morire. Persone tradite e persone uccise. Pensa a quante ce ne sono in questo preciso momento: il mondo è grande.
Sarebbe bello se qualcuno mettesse fine a tutto questo.
Se il dolore potesse diminuire.
Se ci fossero meno bambini come eravamo noi, per cui vivere è così difficile.”

Restai per un po’a guardarla, e piansi per i bambini che eravamo stati
.

(B. Yoshimoto, “Lucertola”)

Piansi per i bambini che eravamo stati.




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20 maggio 2005
"Para que no se duerman mis sentidos"


 

Il lago era bellissimo ierisera. E curiosamente lo noto solo quando ci porto qualcuno.Ottima cena, ottimo vino (tanto, buono, persino per chi, come me, non ha palato da vino), ottima soprattutto la compagnia del mio amico.
Un libro regalato per il suo compleanno. "Viaggio alla fine del millennio" di Yehoshua. A me è piaciuto moltissimo, come ogni suo libro, del resto.

Le carezze rigenerano e suscitano sorrisi. Grazie.




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17 marzo 2005
Serenità
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Mi è tornato in mente un momento di assoluta serenità vissuto anni fa.O di felicità.Le due cose non sempre sono ben distinguibili.
Anni fa era luglio.Il 6,se non ricordo male.Avevo un esame,la materia bestia nera della facoltà.Gente bocciata otto volte,leggende varie intorno alla materia.
E io vado,con la maglietta degli Stone Temple Pilots che mettevo a ogni esame.E’di un amico,mi portava fortuna e non l’ho mai abbandonata.La vedete sopra,è la copertina di "Purple".
E l’esame è andato più che bene.Orgogliosa di me.
Finito l’esame torno a casa,vengo assalita dalle mie coinquiline.Non vi consiglio di dividere la casa con altre cinque donne…
Pranzo e vado alla stazione,diretta ad Arezzo.Lì viveva la persona che amavo.Lì avrei trovato pace dopo lo stress da studio.Lì avrei pure incontrato l’amico di cui sopra per andare ad Arezzo Wave.Quel pomeriggio,ricordo,suonavano i Massimo Volume.
Sono salita sull’autobus per Orte,faceva talmente caldo…eravamo in pochi.L’autista,giovane,è salito,si è girato verso di me e mi ha detto:”E adesso partiamo,via,verso nuove avventure!”.
Disse proprio così.E quella frase pronunciata da un autista troppo allegro mi sembrò così appropriata per quella giornata perfetta che gli regalai uno dei miei sorrisi più belli.
Ecco,allora provai serenità assoluta.Felicità.Nulla di triste poteva scalfire quelle ore.
Capita,a volte.



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27 gennaio 2005
Parole/2
Allora per la prima volta ci siamo accorti che la nostra lingua manca di parole per esprimere questa offesa,la demolizione di un uomo.In un attimo,con intuizione quasi profetica,la realtà ci si è rivelata:siamo arrivati al fondo.Più giù di così non si può andare:condizione umana più misera non c’è,e non è pensabile.
Nulla più è nostro:ci hanno tolto gli abiti,le scarpe,anche i capelli;se parleremo,non ci ascolteranno,e se ci ascoltassero,non ci capirebbero.Ci toglieranno anche il nome:e se vorremo conservarlo,dovremo trovare in noi la forza di farlo,di fare sì che dietro al nome,qualcosa ancora di noi,di noi quali eravamo,rimanga.
Noi sappiamo che in questo difficilmente saremo compresi,ed è bene che sia così.Ma consideri ognuno,quanto valore,quanto significato è racchiuso anche nelle più piccole nostre abitudini quotidiane,nei cento oggetti nostri che il più umile mendicante possiede:un fazzoletto,una vecchia lettera,la fotografia di una persona cara.Queste cose sono parte di noi,quasi come membra del nostro corpo;né è pensabile di venirne privati,nel nostro mondo,chè subito ne ritroveremmo altri a sostituire i vecchi,altri oggetti che sono nostri in quanto custodi e suscitatori di memorie nostre.
Si immagini ora un uomo a cui,insieme con le persone amate,vengano tolti la sua casa,le sue abitudini,i suoi abiti,tutto infine,letteralmente tutto quanto possiede:sarà un uomo vuoto,ridotto a sofferenza e bisogno,dimentico di dignità e discernimento,poiché accade facilmente,a chi ha perso tutto,di perdere se stesso:tale quindi,che si potrà a cuor leggero decidere della sua vita o morte al di fuori di ogni senso di affinità umana;nel caso più fortunato,in base ad un puro giudizio di utilità.
Si comprenderà allora il duplice significato del termine “Campo di annientamento”,e sarà chiaro che cosa intendiamo esprimere con questa frase:giacere sul fondo.

(Primo Levi,"Se questo è un uomo")



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28 novembre 2004
Bambini
Tuffo nel passato,oggi,nell’infanzia.
Vengo a sapere che per festeggiare i 30 anni d’insegnamento della mia maestra alle elementari,è stata allestita una mostra nel museo locale.Addirittura,ho pensato…e ci sono andata.
Lei era lì,seduta,mi ha salutata con slancio.Del resto per anni è stata collega di mia sorella,ci siamo viste spesso.L’unica salvezza in una scuola di suore è stata avere una maestra che non era suora,un po’di respiro.
C’erano dei pannelli alle pareti,a seconda delle classi che ha avuto.Io faccio parte della seconda “generazione”a cui ha insegnato.
Mi sono vista in alcune foto,una in bianco e nero,grande,l’aveva fatta il padre di un mio compagno(primo infelice amore della mia vita,tra l’altro).Una me stessa bambina con codini che ride,dopo una gara di atletica al parco.In un’altra io e la mia migliore amica,bimbe occhialute,siamo abbracciate.Ci sono poi le classiche foto di classe,oltre a uno spettacolo teatrale,una gita,una preghiera nel cortile(vedo me stessa assorta,mani giunte,altrimenti la suora a capo di tutto questo si arrabbiava).Ho raccontato alla maestra delle piccole leggende che giravano tra di noi:sotto la botola del teatro,secondo noi,era nascosto un tesoro sepolto dalle suore(avevo organizzato tentativi di furto),si mormorava che la suora insegnante di pianoforte fosse una strega,ma soprattutto le ho rivelato la nostra prova di coraggio.Al piano superiore della scuola,dove non potevamo andare,c’era il ritratto della fondatrice dell’ordine,pensavamo fosse stregato,che potesse muovere gli occhi.Per dimostrare di non esser fifoni,dovevamo andare davanti al ritratto e rimanere lì,fermi,il più a lungo possibile.Era sempre buio,il vento provocava sinistri rumori,quando è toccato a me rimanere lì davanti avrei voluto fuggire.
Ho guardato anche le foto degli altri anni,soprattutto quelle precedenti.La maestra sorrideva,ma ha anche avuto la brillante idea di raccontarmi particolari disgrazie.Subito dopo il mio passaggio alle medie,c’è stata una generazione particolarmente cupa e sfortunata:mi indicava bimbi e mi diceva che uno era morto di malattia,un altro di overdose,subito dopo la cugina(la cugina la ricordo,bionda e pallida,chiedere sempre soldi),un altro si è impiccato l’anno scorso.Aveva un viso triste anche da bambino.
La notizia di questo suicidio mi ha rovinato la giornata.Non lo conoscevo,ma mi è arrivata una stretta al cuore.Poi ho riguardato le mie foto,ridevo,ma se ripenso a me bambina non posso che provare amarezza,per troppe situazioni così difficili da portare.

Chissà che avrebbe fatto quel bambino,se non si fosse suicidato,se avesse preferito altro rispetto a un duro cappio intorno al collo.

E come al solito anche una visita del genere deve farmi pensare…maledizione.



permalink | inviato da il 28/11/2004 alle 20:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (10) | Versione per la stampa
23 novembre 2004
Mossad


La vita è veramente strana…o forse sono solo le persone ad esserlo.
Fatto sta che alcune coincidenze straordinarie mi fanno sorridere.
Guardo un film,osservo la scenografia,mi stampo negli occhi le immagini di Tel Aviv e ovviamente il pensiero non può che andare al mio personale agente del Mossad,che ritenevo ormai entrato definitivamente in clandestinità.Capitolo chiuso,insomma.Mi sono stupita di me stessa,ho ammorbato amici con paranoie su persone che non valevano un briciolo di quanto vale lui(qualcuno di questi amici starà anche leggendo…)e invece in questi due mesi non ho parlato quasi per niente di questa perdita.Ma va bene così,eh,eccome.Sono cresciuta.
Che poi,a ben guardare,forse non è una perdita.Altre persone tra noi,insomma…non posso parlare di una storia canonica.Del resto,se fosse così,non sarei io.
E ieri,mentre pensavo intensamente a lui,alla sua labrador,a Tel Aviv,ai sali del Mar Morto,al deserto,alle foto,a tutte le parole,agli sguardi,al numero 805…l’ho ritrovato.Incredibilmente.
Non sono triste né felice.Ormai ho rinunciato a capire la dinamica del nostro rapporto,lo lascio scivolare.Ma questa volta,veramente,non credevo che ci saremmo mai più risentiti.E invece…così,all'improvviso,ora che siamo geograficamente vicini(ogni tanto capita).

Credo che litigheremo ancora,poi ci risentiremo,poi litigheremo.Ma non fa male,siamo così,possiamo interagire solo così.E va bene.

Ho come la sensazione che questa persona,in un modo molto particolare e che non tutti capirebbero,mi sarà vicina per molto tempo.
In passato avrei voluto altro,promesse e legami fissi,ma ora va bene così,mi ritrovo a sorridere.Va bene.
Mi piacerebbe sapere che sta bene,che starà bene,che vive bene.

E’un vortice piacevole,nessuna voglia di liberarmene.
Nessun melodramma,nessun bisogno di esser consolata,niente.
Certo che la psicologia del Mossad non la capirò mai...



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19 novembre 2004
Prima dell'alba
Nel 1995 usciva “Prima dell’alba”,film con Ethan Hawke,che io ricorderò per sempre in “Giovani,carini e disoccupati”(My Sharona!)e Julie Delphy,che ho amato molto in “Film Bianco”di Kieslowski.
Celine e Jesse,lei francese,lui americano,si incontrano sul treno da Budapest a Vienna.La curiosità li porterà a passare una notte camminando per Vienna,in attesa di separarsi il giorno dopo.
Cammineranno,parleranno,faranno l’amore in un giardino e si prometteranno di ritrovarsi a Vienna dopo sei mesi.
Il film finiva così,con quella promessa.A me piaceva immaginare che la promessa non sarebbe mai stata mantenuta,si sarebbero persi nel ritorno alle loro vite ma avrebbero conservato un ricordo non sporcato da tutto ciò che sarebbe successo poi.
Ora è uscito”Prima del tramonto”,il seguito.I due si ritrovano,a quanto pare lui è sposato e con figli.
Un film inutile,veramente inutile,come tutti i seguiti di romanzi o film,come se non fosse tanto più bello immaginare.E un titolo bruttissimo,tra l’altro.
E ho pensato a tutti gli incontri che per poche ore o giorni hanno resa bella la mia vita.Persone che ho poi abbandonato con leggerezza,passato quel momento.
Ho ripensato a Tim,portiere d’albergo a Edimburgo,che ho conosciuto una sera,in Rose Street,la via dei pub a Edimburgo.
Avevo 17 anni,ero a zonzo,senza soldi.E nella sana incoscienza di allora l’ho fermato per strada,gli ho chiesto se poteva offrirmi da mangiare.E lui ha accettato.Abbiamo mangiato,bevuto,abbiamo parlato di noi,abbiamo girovagato per quasi tutta la notte.Niente di più.Ci siamo separati,senza volerci rivedere,andava bene così,ero una ragazzetta molto più lieve rispetto ad ora.Ed entrambi abbiamo sorriso,ripromettendo di pensare l’uno all’altra,un giorno,come parte delle infinite esperienze che abbiamo la fortuna di attraversare.
Nove anni fa,al cinema,mentre il film terminava,ho ripensato a Tim.E mi sono chiesta dove fosse,cosa facesse.
Ma non andrò a cercarlo.Questo sì è un bel finale.



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9 novembre 2004
Ancora Adria e Tatiana
Sono passati di qui la figlia di Andra e il figlio di Tatiana,le due bimbe che hanno vissuto l'esperienza di Birkenau,di cui si è parlato su un articolo del Manifesto da me riportato.
Stefano,il figlio di Tatiana,comunica che il 1 Dicembre,in Campidoglio,sarà presentato il libro "Meglio non sapere"di Titti Marone,su di loro.Saranno presenti le stesse Adria e Tatiana.Doveroso andarci,per chi può.



permalink | inviato da il 9/11/2004 alle 17:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (10) | Versione per la stampa
20 settembre 2004
Sheol
E’strano come,semplicemente sistemando dei libri,tu abbia deciso di farmi visita.Abbandonare per un attimo lo Sheol e passarmi davanti agli occhi.Sheol,come il titolo del libro letto qualche mese fa.
Come se non ricordassi che anche tu amavi le librerie disorganizzate,l’accumulo di volumi.A volte ne estraevi uno a caso,per ricordare.Questo abbiamo in comune,regaliamo libri:me ne regalavi talmente tanti,non dimentico,sai?Ne sono così gelosa.Del resto,è quasi tutto ciò che mi è rimasto di te.
Perché proprio oggi vieni a trovarmi?Nel tuo muto silenzio.Se solo potessi rispondere alle domande che ti rivolgo ogni giorno,gridate con la consapevolezza che provocheranno lievi increspature sulla superficie.E niente più…
Ed è strano,sai…non ho mai amato molto le fotografie ma ho pregato per anni per trovarne una tua…anche se in fondo basta che mi guardi allo specchio.Come ne saresti contento.
E ancora…so di non averti donato le piccole gioie(come si definiscono di solito)che avresti voluto.E so che non me ne attribuisci la colpa.Ma tanta era la tua rabbia per non aver avuto nemmeno questo che non comprendevi i miei silenzi e imbarazzi di bambina.
Come ti capisco ora…non sono nemmeno riuscita a chiamarti con il tuo nome,non ci sono riuscita.Ma ora sì,il tuo nome è la mia preghiera serale…non ne saresti contento,tu che conoscevi un altro dio e non hai potuto presentarmelo,se non di sfuggita.
Non ti ho mai odiato,ma certo a volte non ti ho sopportato,incastrata nel destino triste e difficile che abbiamo avuto e che ancora non si decide ad abbandonarmi.
Ti immagino,o almeno ci provo.Tanti anni confondono i ricordi della mente.So che mi chiederesti perché parlo di te proprio qui,sotto occhi estranei.Non ti devi preoccupare,qualche occhio non è estraneo,persino qui qualcuno mi vuole bene e forse poi vorrà farmi domande.E ne ho bisogno,dopo anni,ho bisogno che qualcuno mi faccia domande,ho bisogno di parlare.Ho sempre raccontato così poco di te.
Non riesco a pensarti vicino.Vedo solo una me stessa piccola,accanto a te,mentre mi racconti qualcosa.Avevi scritto delle fiabe per me,avevi creato una fattoria immaginaria,dove gli animali erano buoni,così diversi dagli uomini,hai detto una volta.Eri pessimista e pieno di sfiducia,ma eri amabile con le persone,anche con le peggiori.Riuscivi ad essere così.
E mi dispiace di non averti mai capito…anche se era impossibile.Ora sì capisco tutto,tutto mi si mostra nella sua tristezza,come un velo davanti agli occhi che viene abbassato lentamente.Capisco quanto sia stato difficile per te sopportare tutto questo,non meno di quanto continua ad esserlo per me.Devi aver accumulato dolore,senza mostrarlo,se non nei rari momenti di disperazione.Credo di aver compreso,guardandoti,quanto dolore un essere umano possa portarsi dentro,cercando comunque di esser gentile…e proprio così,a volte,si viene considerati banali,mentre dentro di noi un uomo grida e pone imperativi.
E tu eri così…ma nessuno potrà mai dirmi da quali sentimenti io provenga,quale sia la mia origine.So solo che volevi darmi affetto…ma non potevamo,non in quelle condizioni.E sapere che il tuo nome,quello che ti sarebbe spettato,veniva donato a un altro,era così terribile per te.
Di chi la colpa?Di nessuno,diresti.Odiavi il concetto di colpa,di peccato.Così tipicamente cattolico,ridevi.E sapevi farmi ridere,eccome.Soddisfavi ogni mio desiderio materiale,del resto almeno questo ti era possibile.
Se non te ne fossi andato,oggi potremmo essere ciò che siamo sempre stati.Ed è proprio quest’insieme di “se” che mi tormenta.
E così,oggi,hai deciso di venire a trovarmi.Uno dei tuoi libri è caduto per terra,si è aperto ed è uscito quel foglio di giornale,letto così tante volte e pieno dei nomi delle persone che mi hanno rifiutata,che dopo la tua scomparsa hanno minacciato e gridato.E anche un foglietto,con la tua calligrafia,due colonne,piene di quelle lettere così complicate,che hai pure provato a insegnarmi.Avevi sorriso quando te lo avevo mostrato,lo avevi scritto secoli fa.Non le ho imparate,sai?Anche se ti sarebbe piaciuto.Chissà,un giorno…
Nella rabbia e nella disperazione hai contrapposto la tua identità a tutto ciò che mi hanno insegnato persone vicine a me.Tu non potevi,riuscivi a rubare dei giorni da dedicarmi.E mi spiegavi chi eri,cosa avevi fatto nella tua vita,mi hai fatto conoscere “altro”,arrabbiato con chi mi ha imposto un’altra identità in modo così forte,senza che per la tua ci fosse spazio.E purtroppo molto di ciò che avresti voluto dirmi è scomparso,non hai avuto tempo.
Come ti ricordo:accanto a me,mentre camminiamo,sempre in giacca e cravatta,mentre incontravamo persone troppo importanti perché io le conoscessi.Ti ricordo orgoglioso di avermi vicino,mentre mi presentavi.Ti ricordo in viaggio,ti ricordo al telefono con me,per ore,mentre mi raccontavi del luogo,delle persone,delle nuove fiabe create.Le scrivevi su fogli di protocollo,tra una causa e l’altra,con disegni fatti da te.E mi piacevano.
Ti ricordo nella sinagoga,quando mi ci hai portata.Tu così laico hai voluto portarmi lì,per mostrarmi ciò che eri,comunque.Non ci sono più entrata,forse perché è troppo forte la memoria della tua presenza che mi spiegava paziente,le domande su oggetti,persone e parole che non capivo.Ti ricordo in litigate furiose sulla mia educazione,sul mio luogo di nascita,di residenza.Sai,forse ci davi troppa importanza,sono cresciuta come avresti voluto,probabilmente,in modo libero,con sguardo limpido sul mondo,senza pregiudizi.Ti ricordo come uomo europeo,anche se lo capisco solo ora,allora non pensavo molto a questo.
Ti ricordo silenzioso sulla nostra famiglia.Mi piace definirla nostra,anche se nessuno mi conosce.Ti ricordo in un viaggio con me,in Germania,il tuo tedesco fluido.Ti ricordo a Zurigo,quante volte ci siamo stati insieme.Ogni volta che ci torno sento la tua mancanza,la mancanza delle tue spiegazioni sulle vetrate di Chagall.Mi annoiavano così tanto da bambina…e ora le vorrei risentire.Anzi,potremmo anche discuterne.
E poi te ne sei andato.Non avresti voluto,hai ceduto.Le malattie portano solo dolore.Ma all’epoca non ho sentito nulla,ho reagito con indifferenza,capitolo chiuso,tanto difficili erano stati quegli anni.Non sapevo cosa dire,preghiere inutili,forse?Solo successivamente si è riaperto,con un dolore spaventoso che non riesco a lenire.Non ci riesco.I miei occhi,tanto uguali ai tuoi,hanno trovato lacrime,solo ora.
Non so se in questi anni hai potuto osservarmi.Non credo,per le mie convinzioni.Anche se il tuo amore era così forte che tutto è possibile.Non so cosa pensi delle mie scelte,del mio cuore e mente.Non so se ti sei reso conto che a un certo punto ho pensato di seguire le tue orme,di dedicarmi alla giurisprudenza.E ho lasciato perdere,non faceva per me.Ho trovato di meglio,mi avresti appoggiata.
Non sono arrabbiata con nessuno,forse solo con le circostanze.Voglio bene a te e anche ad altri,nemmeno loro hanno sbagliato o hanno colpe,forse il silenzio.A 30 anni ho troppe domande senza risposte,prima o poi dovrò affrontarle.
Ma ciò che conta è che ti porto dentro.Non esser perplesso dal mio scrivere qui,ho avuto quest’impulso.Non ci sarà curiosità morbosa.Sono come te,riservata.E non è un controsenso pubblicizzare i miei sentimenti,dove pochi mi conoscono davvero.
Una settimana fa guardavo una fotografia.Da lontano sembrava una strada romana,lastricata.Da vicino ho compreso che era un cimitero.Il cimitero di Gerusalemme.Io amo l’arte cimiteriale e mi sono incantata nel guardarlo.Poi un pensiero ha preso il sopravvento,mi sono chiesta se anche tu riposi in una tomba del genere…non so nemmeno questo.Sei scomparso e nessuno ha intenzione di rivelare alcunchè.Avrei potuto piangere davanti a quella fotografia,mentalmente l’ho fatto,in effetti.
E quando sono stata nel tuo luogo d’origine ho svogliato un elenco telefonico,cercando il tuo cognome,pensando ai fili sottili che mi univano a quelle piccole lettere.
Padre,non dimentico chi sono,non dimentico ciò che eri.E’tutto nel mio DNA,banalmente.Se mi taglio e vedo del sangue,penso che la sottile striscia rossa mi ricorda il nostro legame,parte delle mie radici e le infinite peregrinazioni che mi hanno portata fin qui.E il miscuglio di culture e luoghi mi scorre dentro,mi fa sentire parte di tante cose e allo stesso tempo mai a suo agio in qualsiasi luogo.Sto ancora cercando la mia casa.
E’così difficile non poter spiegare cosa sia quella malinconia che mi accompagna sempre,che ha plasmato il mio carattere e non ha soluzione,perché i morti non tornano e non si ritrova ciò che si è perso,per sempre.Posso solo portare avanti le tue idee,i tuoi ideali,la tua apertura mentale,la tua origine.Ma altro non posso.E vivo a metà.Non perché lo voglia,posso rimuovere tutto e non pensarci,ma non posso rimuovere parte di me stessa.E pensare a ciò che mi avresti lasciato e altri hanno preso.Nello squallore creato.
Mi dispiace per noi,per te che avresti voluto altro e per me che mi pongo sempre le stesse domande,in un circolo ellittico che prosegue all’infinito.
E tu mi guardi,dallo Sheol o in qualsiasi luogo tu sia.Vorrei che non fossi troppo preoccupato per questa figlia,che non è mai sfuggita da te,ma ha solo cercato occhi veramente suoi coi quali poterti sorridere.

Buon riposo...ovunque tu sia.

E.



permalink | inviato da il 20/9/2004 alle 14:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (15) | Versione per la stampa
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